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  • Dott.ssa Laura Fardin

La GUERRA e il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTDS)

Il disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) è quel disturbo psicologico che può cogliere improvvisamente chiunque sia esposto a determinate e particolari situazioni personali od ambientali.

Questa condizione patologica, determina in qualche modo uno spartiacque tra la vita di prima e la vita dopo l’evento che l’ha scatenato, allacciando ancora le due esistenze con un filo sempre più sfilacciato” e pronto a spezzarsi se non si interviene in maniera tempestiva attraverso un sostegno psicologico e spesso anche con l’ausilio di un intervento farmacologico di supporto.


Ma vediamo più da vicino di cosa si tratta e come si manifesta questo disturbo così invalidante.

Secondo il DSM5, Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali, il Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD) è un disturbo che, in seguito ad un grave evento traumatico o stressante, ha causato l’esordio di sintomi compromettendo in modo significativo la tenuta psicologica dell’individuo.


Di fatto, il soggetto è stato esposto ad una circostanza estremamente provante che ha comportato pericolo di morte o minaccia di morte, per sé o per gli altri, tipo: un evento catastrofico, come un terremoto, un’alluvione, un incendio, una guerra. Un brutto incidente stradale o una drammatica ed inaspettata perdita. Una violenza fisica. Un tragico evento improvviso. Pensiamo per esempio all’11 settembre 2001 a New York o alla più tristemente familiare caduta del Ponte Morandi a Genova.

Si instaura questa patologia anche quando un individuo è stato protagonista di grave lesione personale come una violenza sessuale, o psicologica o un’aggressione fisica o quando la persona ha anche solo assistito ad un violento accadimento che ha coinvolto persone terze soprattutto se a lui molto care.


Quindi, questo grave disturbo psichico si può manifestare anche quando si è partecipe in modo indiretto a tragici episodi violenti e stressanti che segnano l’individuo profondamente da un punto di vista emotivo.

In conseguenza a tale trauma la persona continua a rivivere la situazione manifestando un pensiero distorto, ristretto, circolare, ossessivo, incentrato sull’accaduto che non riesce a togliersi dalla mente, così da promuovere condotte di evitamento, a volte talmente restrittive da creare situazioni di totale distanziamento dalla vita di tutti i giorni.


Questo disturbo, per esempio, si è palesato in maniera importante in un rilevante numero di persone con l’inaspettato e drammatico avvento del Covid-19, che ha visto schierare una moltitudine di professionisti della mente per sostenere chi è stato esposto all’evento, sia in prima persona che indirettamente. Così come con la guerra: sempre più rilevanti i traumi che le persone stanno vivendo in questo periodo e vivranno nel post.


Il soggetto affetto da PTSD (disturbo post traumatico da stress) rivive continui flashback ovvero ricordi involontari che alimentano stati di tensione cronica che sollecitano l’attivazione del Sistema Nervoso che produce una serie di manifestazioni sia fisiche che psichiche.


Fisiche quali: tachicardia, sudorazione, nodo alla gola, difficoltà relative al sonno, algie migranti, disturbi a carattere psicosomatico che interessano dall’apparato gastrico a quello intestinale a quello muscoloscheletrico ecc..

Manifestazioni invece a carattere psicologico derivanti da pensieri intrusivi e continui che ricordano il trauma subito e che sostanziano preoccupazione, minaccia, ipervigilanza, forti risposte d’allarme, il persistere di aspettative negative, irrequietezza, incertezza, esplosioni di rabbia, senso di colpa, vergogna, disturbi dell’umore.


Di conseguenza a tutto ciò si può esteriorizzare la sensazione di paura disponendo a sintomi ansiosi che possono declinarsi in attacchi di panico e depressione.

Paure, che sovente prendono forma anche con incubi notturni e sogni dai dettagli crudi che riconducono al violento danno subito. Paure che paralizzano la volontà del soggetto immobilizzando la sua capacità reattiva.

Sintomi estremamente invalidanti al conseguimento di uno stile di vita sano e vitale, tanto da provocare disagi clinicamente rilevanti con compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo, affettivo e relazionale.


Certo è che, il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD), è un'insieme di manifestazioni psichiche ostiche e si caratterizza per la sua durata. I sintomi precedentemente descritti devono accompagnare l’esistenza del soggetto in maniera permanente, estenuante, quasi persecutoria, almeno per un mese consecutivo, fino ad instaurarsi costantemente nella quotidianità del soggetto disturbandolo sia sul piano personale che sociale.

Con tutta probabilità questa sarà una delle patologie che contraddistinguerà il futuro prossimo di molte persone che hanno vissuto o stanno vivendo direttamente, ma anche indirettamente, le gravi difficoltà che sta portando con sé il periodo storico caratterizzato dal Virus e dalla Guerra; che spezzano abitudini, speranze, legami, vite in modo così repentino e sconvolgente.


Qualche suggerimento:


Per prima cosa serve avere consapevolezza dell’accaduto. Comprendere di essere in una situazione che compromette gravemente la propria salute.


Superare la fase della negazione, quella che vede la persona cercare con tutte le forze di resistere al volersi prendere cura di sé, perché non ammette a se stessa di essere in seria difficoltà psicofisica e di non possedere gli strumenti necessari per risolvere da sola una simile problematica.


Provare ad accettare le emozioni che accompagnano questo brutto e purtroppo lungo periodo che inevitabilmente ed in modo del tutto evidente incidono pesantemente sul comportamento.


Dare tempo al tempo ed entrare nella logica che non tutto può essere controllato a nostro piacimento e nel breve termine, mantenendo però costante la fiducia nel futuro.


Trasformare, magari anche attraverso la riflessione, le difficoltà che si stanno vivendo, soffermandoci un poco di più sul senso della vita per noi e sul valore dei rapporti interpersonali rispetto alla dimensione del superfluo, cercando di dare forza a quello che davvero conta e limitando la resistenza al cambiamento che ineluttabilmente già si delinea a tinte più o meno gradite.


Calendarizzare le nostre giornate con obiettivi più plastici ma nel contempo significativi che possano distrarci dai pensieri circolari ed inquinanti, capaci solo di togliere energie e volontà.


Se però, nonostante gli sforzi fatti, i sintomi dovessero permanere e protrarsi nel tempo, sarebbe auspicabile il supporto di professionisti della mente che, soprattutto in fase acuta, valutino se sia necessario affiancare ad una terapia psicologica anche una farmacologica almeno nelle prime fasi di trattamento, per attenuare la sintomatologia ansiosa, depressiva.


Sostegno psicologico capace, attraverso colloqui clinici indirizzati alla lettura del trauma, di approfondire le dinamiche mentali sottostanti, incistate in pensieri tossici che bloccano l’azione. Intervento che sappia valutare inoltre, il contesto dell’accadimento, il periodo in cui si è verificato, il vissuto del soggetto relativo all’evento traumatico. Le relazioni coinvolte, il senso di impotenza di fronte al trauma subito. Le emozioni che emergono in modo difensivo, le emozioni invece che si sono cristallizzate nell’anima della persona.


Questo sostegno psicologico sarà quindi indirizzato ad elaborare l’accaduto per superalo, recuperando la forza di quell’“ESISTENZA” che all’inizio di questo articolo è stata rappresentata simbolicamente da una CORDA” le cui estremità erano diventate così fragili da poter essere spezzate definitivamente dall’evento traumatico e ridarle invece una nuova tenuta, con una conseguente remissione della sintomatologia ed il ritorno ad una auspicabile vita più accettabile.

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